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Intervista a Inge Feltrinelli: ''Portare ai giovani buoni libri e buoni vini''

Basta con la cultura e le bevande fast-food: alla gioventù italiana serve un'iniezione di cultura con la "C" maiuscola, fatta di buoni libri e, perché no, di buoni vini, entrambi testimoni della grande tradizione italiana e di una vita all'insegna del sapere e del piacere.

Inge Feltrinelli, presidente della Giangiacomo Feltrinelli Editore, non ha dubbi. A margine della conferenza stampa di presentazione del Premio Letterario Santa Margherita (è presidente della Giuria) non ha timore di spiegare cosa c'è che non va nel rapporto fra Italiani e libri.
«Partiamo da un dato - sottolinea - che è davvero ancora triste: in Italia appena il 44% della popolazione legge almeno un libro all'anno, è la percentuale più bassa d'Europa. E' vero che negli ultimi dieci anni questa percentuale è cresciuta di 4 punti, ma è altrettanto vero che resta il fatto che sei Italiani su dieci non leggono mai un libro».

Di chi la colpa?
«Sono convinta che vi sia troppa disattenzione da parte delle strutture pubbliche. Non si considera il valore di arricchimento che ogni libro porta a chi lo legge; non si pensa a costruire i lettori del domani. Se i padri non leggono, bisognerà pur fare qualcosa affinchè i loro figli leggano! Invece, a partire dai testi scolastici - noiosi, a volte incomprensibili - e dalla didattica, nelle aule si dà dei libri un'immagine ammuffita, inutilmente verbosa…E dalla scuole alle biblioteche: poche sono quelle attrezzate con la multimedialità, poche sono capaci di diventare poli aggreganti capaci di fornire tanti stimoli. I libri sono cose vive, vanno trattati come tali. Metterli su uno scaffale, e ordinarli, non è più sufficiente. Pensi lei come potrebbe una casa editrice sopravvivere oggi, se i suoi negozi  non fossero in grado di fornire una gamma ben più vasta di servizi: questo è il senso, ad esempio, dei nostri magastore che apriamo a Napoli e Palermo. La Biblioteca come luogo stimolante non come mortorio. E il lettore che entra non dev'essere intimorito!».

Non è che i libri non sono capaci di reggere alla concorrenza di cinema e televisione?
«Nella realtà i mezzi possono vivere benissimo assieme. Penso all'esempio francese dove in prima serata, su una delle maggiori reti nazionali, il venerdì sera gli autori raccontano i propri libri: come nascono, come si sviluppano. Anche così cresce l'interesse alla lettura. Altro esempio: il nostro autore-best seller Erri De Luca, uomo schivo ma che è stato valorizzato proprio dalla televisione rendendolo noto al grande pubblico per la sua umanità e cultura profonda. In Italia però su questo si fa ancora troppo poco. Invece bisogna essere capaci di inventare, innovare, per avvicinare nuovi lettori ai libri».

Come le retroetichette?
«Certo. Questo è un bellissimo esempio. Dobbiamo far capire ai nostri ragazzi che leggere un libro bevendo un buon vino è uno dei piaceri della vita. I ragazzi debbono essere avvicinati al vino; debbono abbandonare la Coca Cola e la cultura del fast food. Il fatto che dei racconti siano disponibili su una bottiglia solletica poi la fantasia, la voglia di provare a scrivere e soprattutto rendono immediatamente comprensibile il fatto che la lettura non è noia, ma arricchimento. Se poi il vino è anche molto buono, ancor meglio…Io sono legatissima a questo premio: mi ricordo di come conobbi Gaetano Marzotto e come venne naturale pensare fra noi ad una collaborazione fra Feltrinelli e Santa Margherita. Mi auguro che questo Premio possa anche diventare internazionale in un futuro prossimo».
 

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