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Virgilio contro Virgilio

Al brindisi di Didone - primo libro - si contrappone il brindisi di Enea - sesto libro. Nel primo, malgrado il lettore non sappia ancora nulla del destino di Didone, percepiamo tutta la sventura futura. Senza ancora saperlo, possiamo già intuire che Didone sarà la protagonista di un dramma e che il suo brindisi esprimerà un augurio che non si potrà avverare. L'uso degli aggettivi non lascia dubbi. Nel brindisi di Enea c'è la stessa trasparenza.
L'augurio di Enea per il futuro della sua gens non è che un'anticipazione di quanto già sappiamo. Nessun testo letterario è nella gestione dei suoi temi trasparente quanto l'Eneide. Ciò lo si deve alla forte influenza che gli dèi hanno su tutti i personaggi e sulle loro vicende. Mai gli dèi hanno interferito tanto. Didone sventurata morirà suicida, mentre il pio Enea darà riposo ai suoi; Cartagine, anni dopo, dovrà soccombere a Roma.

VIRGILIO (70 a.C. - 19 a.C.)

I. Eneide, 1, 709 -756

Ammirano i doni di Enea, ammirano Iulo,
il volto splendente del dio e le simulate parole
e il manto e la veste colorata di croceo acanto.
Specialmente l'infelice Didone, votata alla futura rovina,
non può soddisfare la mente e arde nel guardare,
ed è ugualmente commossa dal fanciullo e dai doni.
Quando nell'abbraccio, sospeso al collo di Enea,
egli saziò il grande amore del falso padre,
si avvicinò alla regina. Ella non si stacca con gli occhi
né con tutto il cuore, e lo stringe al seno, Didone
ignara di quale grande iddio le si posi in grembo,
sventurata. Quello, memore della madre Acidalia, comincia
a cancellare lentamente Sicheo, e si appresta a vincere con vivo
amore l'animo prima inerte e il cuore ormai disavvezzo.
Dopo la prima pausa del banchetto, e allontanate le mense,
collocano grandi crateri e coronano i vini.
Nasce nella sala uno strepito, e fanno echeggiare
la voce per gli ampi atrii; pendono le lampade accese
dagli aurei soffitti, e le torce vincono con la fiamma la notte.
Qui la regina chiese e riempì di vino una coppa
pesante di gemme e d'oro, che Belo e tutti i discendenti
di Belo usavano; si fece silenzio nella casa: "O Giove
- dicono infatti che tu dài diritti agli ospiti -,
fa' che questo giorno sia lieto ai tirii
e ai profughi da Troia, e che i nostri nipoti lo ricordino.
Assista Bacco dispensatore di gioia, e Giunone benigna;
e voi, o tirii, affollate giulivi il convegno".
Disse, e per prima libò sulla mensa l'omaggio
dei vini e, libato, gustò con la superficie delle labbra.
Poi lo porse a Bizia invitandolo a bere; quegli sollecito
bevve la coppa spumante, e tuffò il viso nel pieno oro;
poi gli altri nobili.

II. Eneide, 7, 107 - 134; 144 - 147

Enea e i primi capi e il leggiadro Iulo
distendono i corpi sotto i rami d'un alto albero:
imbandiscono le vivande, e tra l'erba sottopongono ai cibi
focacce di frumento (così Giove ispirava)
e ricolmano il piatto cereale con frutti selvatici.
Allora divorato il resto, quando la penuria di cibo
spinse a volgere i morsi nella pasta sottile di Cerere
e a violare con la mano e con audaci mascelle il cerchio
della fatale focaccia, e a non risparmiare i larghi riquadri,
"Oh, divoriamo anche le mense", esclamò Iulo,
scherzando, e null'altro. La frase ascoltata per prima
portò la fine degli affanni, e per prima il padre la colse
dal labbro del figlio e la impresse nel cuore ispirato dal nume
Subito disse: "Salve, o terra a me dovuta dai fati,
e salute a voi, o fidi Penati di Troia:
qui la casa, questa la patria. Infatti il padre
Anchise mi lasciò, ora rammento, tali segreti del fato:
quando, o figlio, giunto a ignote contrade,
la fame, consumati i cibi, ti costringerà a divorare le mense,
allora stanco ricorda di sperare le case e di fondare lì
le prime dimore e di costruire le fondamenta e le mura.
Questa era la fame; questa ci attendeva per ultima
a mettere fine ai travagli.
Perciò avanti, e lieti, col primo raggio del sole,
esploriamo i luoghi, quali uomini li abitino, dove
le mura della gente, e dal porto dirigiamoci in direzioni
diverse. Ora libate a Giove le coppe, e con preghiere
invocate il padre Achiese, e riponete i vini sulle mense".
...
Qui subito si sparge per le schiere troiane la voce
che è giunto il giorno di fondare le mura destinate.
A gara rinnovano le mense e lieti del grande
presagio dispongono i crateri e coronano i vini.

Testo e ricerche Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.

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