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Le due anime del Magnifico e della sua ballata

Non c'è forse brindisi più noto della Canzone di Bacco di Lorenzo il Magnifico. Nicolò Machiavelli scrisse nelle Istorie fiorentine che Lorenzo "tenne ancora, in questi suoi tempi, sempre la patria sua in festa". Nella Firenze dei Medici erano molto frequenti le giostre, le rappresentazioni dei trionfi antichi e quanto di altro poteva alleviare la cittadinanza. Lorenzo, inoltre, partecipava con grande entusiasmo alla vita culturale della città. Si dilettava di architettura, di musica, di poesia. Nella sua corte i letterati e gli artisti furono sempre favoriti. Questo era il suo animo, e il suo fine scrisse il Machiavelli fu di tenere la città in abbondanza, "unito il popolo e la nobiltà onorata". Lorenzo, uomo politico illuminato e letterato giocoso, non piacque molto al Carducci e al De Sanctis. Gli rimproveravano di essere in realtà un epicureo, dalla sensibilità artistica al quanto vicina ai gusti dei suoi popolani. Machiavelli, con maggiore finezza, colse in pieno la duplice personalità del Principe. Scrisse che conduceva una vita al tempo stesso "leggera e grave, si vedeva in lui essere due persone diverse quasi con impossibile coniunzione congiunte". Questa contraddizione è quanto sentiamo nella canzone di Bacco. In superficie il canto è gioioso e il ritmo veloce dei versi pare evochi l'allegria della festa. (E' probabile che, come altri canti del Magnifico, la ballata venisse cantata da comitive mascherate, che giravano per Firenze durante le feste del carnevale). Ma l'invito a godere della vita, pur essendo gridato e ripetuto, non è sufficientemente forte per vincere la malinconia, che è il sentimento profondo della ballata. Il ritmo veloce dei versi è, in verità, la corsa forsennata del tempo, che vola e consuma tutto.

2. LORENZO IL MAGNIFICO (1449 - 1492)

Canzone di Bacco

Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe e altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Queste ninfe anche hanno caro
da loro esser ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se son gente rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto
già di carne e d'anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s'altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi sian, giovani e vecchi,
lieti ognun femmine e maschi;
Ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch'ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Testo e ricerche Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.

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