Nel brindisi di Carlo Porta il tono aristocratico della satira del Giusti viene meno. Porta non attacca. Egli è un moderato che esprime la gioia allegra dell'osteria all'arrivo di una buona notizia. In questo caso è il matrimonio tra Napoleone e Maria Luisa d'Austria, l'unione delle case di Francia e Austria, a cui dovrebbe seguire la fine delle guerre. Porta lo spera. Oltre al nostro brindisi, composto in dialetto milanese (ma qui ne riportiamo solo l'inizio, in traduzione) nel 1810, ne compose uno, che sembra antitetico: Brindisi di Meneghino all'osteria per l'entrata in Milano di Sua S. C. Maestà I.R.A: Francesco I in compagnia di Sua moglie l'Imperatrice Maria Luisa. Ma non è così. Porta non celebra, come potrebbe sembrare, il ritorno degli austriaci a Milano. E' solo cambiato il quadro storico, non il suo pensiero. Porta è un moderato, dicevamo, che crede nel riscatto e nell'ascesa delle classi borghesi; che crede nell'autonomia del Lombardo-Veneto, nel buon governo guidato da persone del luogo, nella riduzione delle tasse. Gli è del tutto indifferente che questo avvenga sotto il dominio francese o sotto quello austriaco. Egli aspira alla pace, unica via per il ritorno alla prosperità. Nel brindisi che segue, troviamo una grande vivacità e quasi una breve summa dell'immaginario collettivo sul vino e sui suoi effetti. Qua e là sembra che usi il vino come simbolo dei valori del popolo italiano: "Per menare a bere l'Europa ci vuole altro che la birra!" Dopo tutto fu il Porta stesso, in una nota del 1817, riferendosi alla presenza di tanti vini lombardi citati nel brindisi del 1815, a chiarire che "sotto l'allegoria de' vini si adombrano i possessori più cospicui de' luoghi ove sono essi vini raccolti", cioè a dire, che la mappa dei vini lombardi non è che un'indicazione di quelle persone, a cui si dovrebbe far riferimento per la buona guida del Lombardo-Veneto.
2. CARLO PORTA (1775 - 1821)
Brindisi di Meneghino all'osteria. Ditirambo per il matrimonio di S. M. l'Imperatore Napoleone con Maria Luisa I. R. Arciduchessa d'Austria
Qua del vino per Meneghino, che il momento di farsi onore finalmente è saltato fuori. Caspita! Il nostro signore, il nostro padre, l'Imperatore, si sposa! Qua del vino, che è tempo di fare glu glu. Voglio trincarmene un secchio del più buono che ha il Perelli: voglio che dal mio cervello le rime sprizzino fuori come il mosto dalla spina di un tino. Che il Pegaso si beva tutta l'acqua di Elicona: codesto miracolo dei suoi piedi se lo godano rane e rospi: per me l'acqua, se è buona, lo è soltanto per lavare i piatti. Se per sbaglio io bevo anche solo una goccia di questo liquido insipido e sciocco, mi va la fiacca fino nelle ossa, mi va a zonzo la testa, mi dondolano le braccia, strascico le gambe che sembro un uomo di stracci.
Quando invece posso tracannare una caraffa di vino della chiavetta o di quello della staffa, subito mi ingrandisco, anch'io mi sento poeta e vado via, via, via, lontano col cervello miglia e miglia. Su dunque, portate qui del buon vino per Meneghino, versatene subito una tazza: glu glu glu, glu glu evvivazza! L'ho trincata. Ah che gran gusto! Viva il gran Napoleone, nostro padre, signore, padrone, cuore e amore dei busecconi! Viva sempre la gran Fanciulla che lui si sposa! Come le viti, possa essa attaccarsi a lui ben bene così da fargli presto un bel mannello di figlioli tutti pari suoi! Giù giù allegri, del vino nero: sbevazziamo, che dopo parleremo. Che granata! guarda guarda! senti che odore! che bel colore! Viva Busto e i suoi vigneti! Questo sì è la vera bambagia che consola, che dà gusto alla bocca, agli occhi, al naso. Che piacere! Il boccalino con il culo guarda il sole: glu glu glu.
Testo e ricerche Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.
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